Manderesti tuo figlio ad imparare uno sport con un’attrezzatura che non è assolutamente adatta a lui?

A maggior ragione quando si tratta di Disturbi Specifici di Apprendimento (difficoltà nel costruire i propri processi automatici di lettura, scrittura e calcolo, ma con un’intelligenza normale) occorre preparare un accurato “piano di allenamento” che permetta al bambino, attraverso altre strade, di arrivare agli stessi risultati di apprendimento dei suoi compagni.

La nostra équipe vuole offrire esattamente questo, clicca qui per maggiori informazioni sul servizio. Dopo una diagnosi individuale accurata ed approfondita (valutazione neuropsichiatrica, valutazione cognitiva, profilo neuropsicologico, valutazione logopedica), verrà stilata una relazione che, partendo dalle caratteristiche migliori del vostro bambino (i “punti di forza”) e dalle sue difficoltà (i “punti di debolezza”), contenga le indicazioni per una didattica su misura. In particolare la didattica su misura comprende gli strumenti compensativi (che “compensano” le difficoltà, come computer con correttore ortografico, calcolatrice, formule geometriche, “mappe concettuali) e le misure dispensative (come, ad esempio, essere esentati dalla lettura a voce alta davanti a tutti, avere più tempo nelle interrogazioni scritte, vedere valorizzato il contenuto e non la forma dei temi scritti) redatti secondo predefiniti profili di documentazione. Tali strumenti possono essere esaminati e formalizzati dalla equipe multispecialistica presente nei Servizi di NPI delle ASL ed applicati poi nelle scuole.

Siamo in un ambito dove quasi tutto è ben conosciuto e regolamentato (“Linee Guida”, leggi nazionali, normative regionali, circolari scolastiche), facilmente reperibili on-line, e che occorre saper applicare. Di DSA si parla da moltissimo tempo, ma è in questi ultimi anni che le scienze sociali e le neuroscienze (che tanto ci hanno permesso di capire in questo campo) hanno rivoluzionato il nostro modo di vedere lo sviluppo infantile, trasformandolo in un viaggio innovativo ed affascinante che offre finalmente nuove soluzioni a problemi antichi.

Ora è chiaro che i DSA non sono una malattia che si cura con le medicine o, peggio, la conseguenza della pigrizia del bambino. Sono invece una condizione stabile dell’alunno che apprende; fanno parte dei “disturbi del neurosviluppo” (studiati dalle neuroscienze), da molti considerati come “neurodiversità”, ed ora è chiaro che è il contesto sociale che determina se questo disturbo viene percepito come una difficoltà o peggio una colpa. Occorre quindi diagnosticare per tempo i DSA (di norma dalla metà-fine della seconda elementare) per evitare all’alunno di soffrire inutilmente per una barriera di cui non ha chiara consapevolezza ma di cui poi percepisce dolorosamente le conseguenze sino a sviluppare una vera e propria “impotenza appresa”. Per questo viene richiesto a tutti gli adulti in gioco (sanitari, insegnanti e genitori) una trasformazione del proprio pensiero, una riorganizzazione dei percorsi didattici e dei sistemi di apprendimento a misura di ogni singolo bambino.

In conclusione: non l’offerta di privilegi ingiustificati (come qualcuno si permette ancora di credere) ma la realizzazione di quella specifica attrezzatura di cui l’alunno ha bisogno per apprendere come gli altri; un “piano di allenamento-lavoro personalizzato”, per stare bene a scuola ed ottenere, con stessa fatica ma con altri percorsi, i migliori risultati didattici, superando barriere altrimenti insormontabili e dannose.