Le epilessie in età evolutiva sono manifestazioni cliniche parossistiche di carattere motorio, sensoriali e sensitive accompagnate o non accompagnate da perdita di coscienza, correlate a una scarica elettrica eccessiva e ipersincrona di un’area di neuroni della corteccia cerebrale: tutte le cellule nervose di una zona del cervello si “accendono” contemporaneamente e mandano impulsi elettrici alle altre cellule.
L’epilessia è costituita dalla ripetizione di crisi epilettiche spontanee in una medesima persona.
La semeiotica clinica delle crisi epilettiche è correlata allo specifico interessamento di determinate aree cerebrali: a seconda della zona di encefalo che “si accende” cambiano le manifestazioni cliniche della crisi.
La prognosi può essere molto varia e, in età evolutiva, sono presenti un folto gruppo di epilessie benigne che hanno un’ottima prognosi e che, in alcuni casi, necessitano di trattamento farmacologico fino alla remissione dei sintomi. Altre necessitano di una terapia farmacologica che si protrarrà nel tempo ma che non è in grado di accelerare una eventuale remissione spontanea che rimane non prevedibile. Altre ancora manifestano una farmacoresistenza, tendono a cronicizzare e richiedono terapia con più di un farmaco.
L’EEG (elettroencefalogramma) con la registrazione dei potenziali cerebrali mediante elettrodi collegati tra loro secondo montaggi variabili permette di individuare la presenza di anomalie intercritiche (nei periodi di normalità fra una crisi e l’altra) e critiche (durante il manifestarsi della crisi) che, unitamente alla diagnosi clinica, concorrono a definire la diagnosi di epilessia.
L’EEG può essere fatto in veglia con le normali prove di attivazione oppure in sonno spontaneo, modalità molto importante in età evolutiva perché il sonno, essendo un attivatore potente, permette di slatentizzare eventuali anomalie intercritiche, specialmente nelle epilessie idiopatiche (senza una causa sottostante individuabile) dei bambini e degli adolescenti.
Spesso sono necessari, ai fini del completamento della diagnosi, esami neuroradiologici come la RMN (Risonanza Magnetica Encefalica).
