L’informatica ha trasformato il mondo negli ultimi decenni e continua a trasformarlo a velocità sempre più rapida, rendendo possibili e facili cose un tempo impensabili.
Purtroppo c’è anche il rovescio della medaglia: le evidenze sugli effetti negativi dell’uso di smartphone, tablet, videogiochi e social media sulla salute (fisica, cognitiva, mentale e relazionale) di bambini e adolescenti sono ormai inequivocabili.
Lasciare ai bambini i dispositivi digitali è segno solo di grave disattenzione o di estrema fatica?
I dispositivi digitali hanno invaso la vita dei minori anche per i profondi cambiamenti della famiglia, oggi isolata e priva di supporti (nonni anziani, mancanza di famiglia allargata). I genitori, schiacciati tra lavoro, educazione e salute, spesso vanno incontro ad un esaurimento psicofisico cronico che rende loro estremamente difficile sintonizzarsi con i bisogni emotivi dei bambini.
In questa vulnerabilità ecco l’offerta accattivante e totalizzante dell’industria digitale: lo smartphone o il tablet sono un sollievo immediato, un “baby-sitter” sempre disponibile, che in un attimo può risolvere momenti di crisi o di noia.
Spegnere lo smartphone significa solitamente affrontare il pianto o la rabbia del figlio e lasciarlo sprofondare nella noia, ma non è un atto di cattiveria o di negligenza. Al contrario, è il più grande atto di cura e di amore che possiamo compiere oggi: significa riuscire a sopravvivere ai naturali momenti di frustrazione e odio del bambino senza crollare e senza ricorrere alla “sedazione digitale”.
Ma cosa accade nel momento esatto in cui un dispositivo viene consegnato nelle mani di un bambino?
I dispositivi digitali non sono semplici “giocattoli moderni” o strumenti neutri; sono ambienti ingegnerizzati con estrema precisione per catturare e trattenere l’attenzione: quando il bambino si interfaccia con queste tecnologie, il suo sistema nervoso centrale — un organo ancora in piena fase di sviluppo e strutturazione — subisce potenti modificazioni biochimiche e anatomiche potenti, dimostrate scientificamente (assottigliamento della corteccia, cioè lo strato esterno del cervello, deterioramento della sostanza bianca che funziona come isolante per i “cavi di comunicazione” del cervello).
Il cervello infantile è un organo “plastico” che si modella fisicamente e chimicamente in base agli stimoli che riceve dall’ambiente: le vie nervose che vengono esercitate costantemente si rinforzano mentre quelle inutilizzate vengono eliminate. L’uso del digitale nelle prime età della vita modifica il percorso di crescita e maturazione del cervello in modo irreversibile.
Un ambiente reale, ricco di stimoli sensoriali diversi (odori, consistenze, pesi, spazi aperti) crea una rete nervosa fitta e complessa. Al contrario, l’ambiente digitale è sensorialmente povero: è liscio, bidimensionale e richiede un’interazione motoria limitata al tocco di un polpastrello.
Se il bambino trascorre ore immerso in questo ecosistema piatto, nel cervello si rinforzano unicamente le vie neurali legate alla reazione superficiale e veloce agli stimoli visivi, mentre i circuiti cerebrali dedicati all’analisi critica, alla pazienza e all’immaginazione non ricevono l’allenamento necessario e tendono ad atrofizzarsi.
Proprio come una droga!
Gli schermi sono così irresistibili perché stimolano il circuito della ricompensa (situato in una precisa porzione di encefalo).
Quando il bambino scorre un video, non sa mai se il contenuto successivo sarà divertente, spaventoso o gratificante. Questa incertezza genera un’anticipazione che innesca il rilascio di grandi quantità di dopamina, il neurotrasmettitore legato al piacere.
I social media e i video brevi provocano picchi dopaminergici così intensi e ravvicinati da essere innaturali, cosicchè il cervello deve difendersi: come? riducendo il numero dei recettori della dopamina e quindi innalzando la soglia del piacere. Di colpo, per provare soddisfazione, il bambino avrà bisogno di stimoli sempre più forti e veloci.
Allo spegnimento dello schermo, il bambino piomba in un deficit di dopamina, che si manifesta con irritabilità, rabbia e una dolorosa sensazione di vuoto, per cui la realtà quotidiana — come ascoltare la maestra, leggere un libro o montare una costruzione — appare improvvisamente noiosa, “spenta” e intollerabile, perché non è in grado di produrre le scariche chimiche a cui il sistema nervoso si è ormai assuefatto. Una vera crisi di astinenza. Ecco il perché dei bimbi che, quando il cellulare si spegne, picchiano la mamma che ha dimenticato a casa il caricabatteria.
Possiamo chiedere a bambini e adolescenti di “staccarsi” dal device?
No, perché la “sala di controllo” del cervello (la corteccia prefrontale, responsabile dell’attenzione volontaria e dell’inibizione degli impulsi) è matura solamente a vent’anni. Chiedere a un minore di esercitare l’autocontrollo di fronte a uno strumento che inonda il suo sistema limbico di dopamina è una richiesta biologicamente impossibile: gli manca letteralmente il freno a mano per poterlo fare.
E gli adolescenti comunicano ormai più digitalmente che realmente perché sui Social è più facile trovare l’indipendenza dai genitori, tante esperienze digitali interessanti, nonché esprimere e condividere la propria creatività e i propri pensieri. Il tutto senza il faticoso confronto faccia a faccia e “senza corpo”, magari tramite avatar belli e perfetti, capaci di ricevere tanti “like”.
I cosiddetti “nativi digitali” sono felici?
Fino ai primi anni Duemila si pensava che i bambini, essendo nati immersi nella tecnologia, possedessero una sorta di competenza innata e che i dispositivi elettronici fossero sempre una cosa buona.
Oggi è ben chiaro che scorrere compulsivamente i reels di Instagram o i video di TikTok non educa il pensiero, non sviluppa lo spirito critico, non aiuta l’apprendimento e non prepara al mondo del lavoro; e i social media sono vere e proprie “trivelle” progettate per estrarre l’attenzione dei ragazzi.
Inoltre il mondo digitale espone ai rischi di cyberbullismo, sexstorsion, adescamento, challenge mortali…
Le alterazioni neurobiologiche e cognitive da digitale sono alla base di una Emergenza Psichiatrica mai vista: dal 2013 (crollo del costo degli smartphone e aumento della loro diffusione fra i bambini) c’è stata una esplosione degli accessi al Pronto Soccorso per consulenze neuropsichiatriche urgenti, che sono aumentate di oltre 6 volte: i reparti si sono riempiti di giovanissimi che manifestano attacchi di panico, grave disregolazione emotiva, autolesionismo, disturbi del comportamento alimentare e ritiro sociale acuto, mentre il suicidio è diventato la seconda causa di morte nella fascia d’età tra i 10 e i 25 anni.
Cosa possiamo fare?
La Società Italiana di Pediatria ha diffuso un poster intitolato “Digitale e Bambini: cosa è importante sapere” che elenca i rischi e le regole da seguire per contrastarli.
Innanzitutto l’esempio! Se i genitori sono sempre al cellulare e – peggio – lo preferiscono all’interazione coi figli, le cose si mettono davvero male…
I limiti: niente schermi sotto i 2 anni, non più di 1 ora sotto i 5 anni, non più di 2 ore sotto gli 8 anni, mai a tavola e a letto e sempre con supervisione di adulti; regole chiare da condividere con scuola, pediatri, istituzioni, società sportive per non creare differenze e invidie fra un bambino e l’altro.
Non dobbiamo temere la tecnologia in sé, ma il vuoto di relazioni umane in cui essa prolifera indisturbata.
I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di “genitori vivi”, capaci di sostenere lo sguardo dei figli, di reggere la loro noia e di accompagnarli a sporcarsi le mani nel mondo reale.
