Di fronte al pianto di un bambino o al tormentone del “mi annoio”, dare in mano uno smartphone o un tablet è spesso l’unica ancora di salvataggio per un genitore esausto.

Ma cosa succede dal punto di vista neuropsichiatrico quando colmiamo ogni istante di vuoto con un display? All’Ospedalino Koelliker, il dott. Alessandro Mariani, neuropsichiatra infantile, spiega una verità tanto controintuitiva quanto fondamentale per la salute mentale dei più piccoli.

Il gioco “povero” che rende il cervello ricco

La neuropsichiatria infantile ci insegna a fare una distinzione vitale tra due modi di giocare:

  • Il gioco “povero” (cerebralmente ricco): i giochi di una volta, fatti di niente (sassi, legnetti, pozzanghere), costringono il cervello del bambino a fare uno sforzo immenso. Deve usare l’immaginazione, muoversi nello spazio reale e negoziare le regole con i coetanei. Questo stimola la plasticità cerebrale e crea una rete neuronale complessa.
  • Il gioco “ricco” (cerebralmente povero): le app e i videogiochi sono prodotti perfetti, straripanti di stimoli visivi. Eppure, sono cerebralmente poveri. Il programmatore ha già deciso tutto. Il bambino non crea nulla: si limita a compiacere l’algoritmo per ottenere una ricompensa rapida, soffocando la propria creatività autentica.

La trappola della dopamina e la cancellazione del “tempo vuoto”

I video brevi e le app digitali inondano il cervello di picchi di dopamina (il neurotrasmettitore del piacere) così intensi da essere innaturali. Per difendersi, il sistema nervoso alza la “soglia del piacere”. Il risultato? La realtà quotidiana, come ascoltare la maestra, montare una costruzione o leggere, appare improvvisamente “spenta” e insopportabile perché non può competere con la velocità dello schermo.

Inoltre, eliminando il “tempo vuoto” dalla giornata, si impedisce al cervello di attivare la rete neurale del riposo, l’unica che permette di consolidare la memoria, elaborare le emozioni e far nascere il pensiero critico.

Rivendicare il diritto di annoiarsi

Sopravvivere alla frustrazione, al pianto o alla rabbia di un figlio quando si spegne il tablet non è un atto di severità, ma il più grande gesto di cura. Lasciare che i bambini si annoino significa restituire loro lo spazio vitale per ascoltare la propria voce interiore e, finalmente, trovarsi.

Ti aspettiamo giovedì 11 giugno

La stanchezza e la frenesia di tutti i giorni rende ancora più difficile per un genitore gestire questi momenti. Per questo giovedì 11 giugno proponiamo un incontro speciale: parleremo di neurosviluppo, delle regole della Società Italiana di Pediatria e di come stringere “patti digitali” per aiutare le famiglie a spegnere gli schermi e riaccendere la fantasia.